top of page

Kàlamos festival: due chiacchiere con la direttrice


Torna a Lodi il Kàlamos, dall’8 al 10 maggio 2026, il festival della cultura classica che trasforma la città in un palcoscenico a cielo aperto. Giunto alla sua terza edizione, l'evento promosso dall'AICC - Delegazione di Lodi si conferma un appuntamento imperdibile per chi crede che il mondo antico non sia un reperto da museo, ma una bussola per orientarsi nel caos contemporaneo. In questa intervista, la direttrice Piera Pesatori ci svela le novità dell'edizione 2026 e l'ispirazione dietro il suggestivo tema di quest'anno.

Cosa vuol dire Κάλαμος e perché l'avete scelto come nome di questo festival?

Professoressa Pesatori: Il Κάλαμος è lo stilo con cui gli antichi scrivevano, intingendolo prima nell'inchiostro e poi vergando le parole. È il simbolo della scrittura e della memoria che vogliamo ripercorrere nei nostri incontri per diffondere la passione per la cultura.

Qual è stata la sfida più difficile per portare avanti a Lodi questo festival?

La sfida più difficile, purtroppo nel mondo della cultura in generale, è il reperimento dei finanziamenti. Fare cultura, anche nella nostra piccola dimensione, richiede risorse; c'è tanto entusiasmo, ma servono finanziamenti ed è difficile perché non c'è molta disponibilità. Abbiamo ricevuto tanti "no" ed è difficile bussare alle porte per chiedere soldi.

A chi si rivolge e come le è venuta in mente l'idea del Κάλαμος?

Si rivolge a tutti, tanto che attiviamo anche un laboratorio per bambini. Chiunque si può avvicinare, indipendentemente dal titolo di studio, perché i nostri incontri hanno un'impronta divulgativa, pur mantenendo la professionalità dei relatori. L'idea è nata dalla professoressa Zinnà, che insegna lettere al liceo Gandini. A dire il vero, all'inizio ero contraria perché la nostra associazione era nata da poco più di un anno e mi sembrava fossimo troppo inesperti per un impegno che richiede un anno di preparazione. Poi l'entusiasmo degli altri e la novità dell'iniziativa sul territorio mi hanno persuasa.

Collegandoci a questo, invogliare gli studenti a partecipare è difficile? 

C'è molto entusiasmo da parte dei ragazzi. Li coinvolgiamo come collaboratori nei percorsi di Formazione Scuola Lavoro e l'anno scorso, ad esempio, abbiamo avuto un numero di adesioni più alto del previsto e che ci ha messo un po’ in difficoltà; quest'anno quindi abbiamo dovuto mettere il numero chiuso, escludendo purtroppo tanti studenti invogliati a partecipare a questa iniziativa.

Qual è il tema di quest’anno? E cosa significa?

Il tema di quest'anno è "Cieli antichi". È una definizione suggestiva e poetica che può contenere tematiche diverse: dall'astronomia alla navigazione, dall'arte divinatoria alle battaglie, poiché nel mondo antico tutto si svolgeva a cielo aperto.

E come collegherebbe il filo conduttore di quest'anno all'attualità? Qual è il messaggio che racchiude?

Io lo ricollego prima di tutto alla nostra iniziativa, nel senso che il Kalamos è nato negli spazi aperti della città, nelle piazze, con il progetto di incontrare le persone e quindi di fare cultura, di vivere sotto il cielo aperto, non chiudere il luogo della cultura in biblioteche o in sale. Il messaggio è forse che, come avremo modo di vedere proprio in questi momenti che vivremo insieme nel Κάλαμος, di vedere come ciò che accadde sotto il cielo antico non è molto diverso da quello che accade sotto il cielo di oggi. L'uomo è sempre se stesso: sotto il cielo, purtroppo ancora oggi ci sono molte guerre, ma all’aperto si possono vivere anche momenti felici: spettacoli, viaggi, paesaggi e molto altro.

Come avvicinerebbe qualcuno che non conosce il festival o la cultura classica, ad esempio uno studente di altri indirizzi diversi dal Classico e Scientifico, o una persona  che non conosce questa realtà? Cosa gli consiglierebbe?

Lo avvicinerei con la proposta di aprirsi al mondo e usare ogni occasione per aprire la propria mente. L'apertura è un'occasione per incontrare qualcosa di nuovo che si può poi accogliere o rifiutare, ma solo dopo averlo conosciuto. 

Qual è l'approccio che adotta nell'insegnare greco, che è una lingua non più parlata, rispetto all'italiano?

In realtà non trovo molta differenza. La letteratura è l'espressione di un popolo e di un sentire collettivo in un momento storico. Studiare Platone o Leopardi significa leggere i testi e contestualizzarli per comprendere appieno il loro significato e la loro bellezza. Certo, la letteratura greca è la mia passione e sento un trasporto particolare. Insegnare la cultura greca e latina significa andare alle radici del nostro essere e scoprire che i grandi pensatori hanno già detto tutto sull'uomo.

Riguardo ai luoghi di Lodi, la scelta di uno spazio come un chiostro o una piazza rappresenta un messaggio del progetto?

Lo spazio aperto è fondamentale perché ripropone la modalità antica del vivere insieme la cultura come succedeva nelle ἀγορά e ci consente di incontrare ogni tipo di pubblico. Scegliamo le piazze centrali ma anche luoghi periferici o meno noti per permettere ai lodigiani di riscoprire la città con occhi diversi.

Come si è evoluto il Kalamos in questi tre anni?

Si è evoluto, pur rimanendo fedele ai suoi obiettivi, grazie al sostegno di enti pubblici e privati. Il pubblico di Lodi è stato inaspettatamente numeroso. Quest'anno abbiamo proposte ambiziose, come mettere in scena una tragedia greca nello spazio archeologico di Lodi Vecchio, cosa che due anni fa non avrei mai pensato di poter fare.

Per concludere, qual è l'invito che rivolge agli spettatori?

L'invito è di venire numerosi per godere di momenti di riflessione, cultura e nuova conoscenza, ma anche dei bellissimi spazi della nostra città in primavera.


Per avere informazioni sugli eventi seguici su instagram @aicc.lodi oppure sul sito www.aicclodi.it/kalamos-festival/

Commenti


©2026 by Il Bradipo.

bottom of page