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Artemis II: non chiedermi la Luna (anzi, sì)

Earthset è la foto più iconica scattata dall’equipaggio di Artemis II: come dice il titolo, rappresenta la Terra che tramonta dietro l’orizzonte lunare.
Earthset è la foto più iconica scattata dall’equipaggio di Artemis II: come dice il titolo, rappresenta la Terra che tramonta dietro l’orizzonte lunare.

“La Terra è la culla dell’umanità, ma non si può vivere per sempre nella culla”

(Konstantin Tsiolkovsky, pioniere della propulsione a razzo)


17 dicembre 1972, trentacinque minuti dopo la mezzanotte, ora italiana: i motori del modulo di comando e servizio America si accendono, permettendo all’equipaggio di Apollo 17 di lasciare l’orbita lunare e tornare sulla Terra. È la fine dell’esplorazione lunare: da quel momento, comincia un’epoca in cui nessun essere umano potrà mai vedere il nostro satellite da vicino.

Ma nulla è per sempre.

2 aprile 2026, sempre trentacinque minuti dopo la mezzanotte, ora italiana: il possente razzo SLS (Space Launch System, “sistema di lancio spaziale”, fantasia portami via) decolla dalla rampa 39B di Cape Canaveral, in Florida, per portare nello spazio una navicella Orion, battezzata Integrity dal suo equipaggio: il comandante Reid Wiseman, il pilota (che poi sarebbe il vicecomandante) Victor Glover e i due specialisti di missione Christina Koch e Jeremy Hansen. La missione si chiama Artemis II. La destinazione: la Luna.

Lo scopo del programma Artemis è proprio questo: riportare l’umanità sulla Luna, ma facendo le cose più in grande rispetto al programma Apollo (che già di suo proprio piccolo non era). Già la scelta del nome rimanda ad Artemide, la sorella di Apollo, non la figlia o la nipote: è una chiara dichiarazione di intenti, di non voler essere da meno. Infatti, se per il programma Apollo lo scopo era andare sulla Luna, piantare una bandierina e tornare sulla Terra a fare le pernacchie i sovietici, questa volta l’intento è andare sulla Luna e restarci.

Anche se Artemis II non prevedeva nessun allunaggio, si tratta comunque di una missione storica: era più di mezzo secolo che nessun essere umano si spingeva fino alla Luna, o anche solo oltre l’orbita terrestre bassa: per dare un’idea di cosa significa questo, il record di altitudine tra il 1972 e il 2026 è di 1400 chilometri (peraltro, ottenuto da una missione, Polaris Dawn, comandata da Jared Isaacman, attualmente amministratore della NASA), mentre la Luna si trova a circa 400.000 chilometri dalla terra, più di 280 volte più distante. Non solo: già che c’era, l’equipaggio di Artemis II ha guadagnato il titolo di persone più distanti dalla Terra in tutta la storia: il record precedente apparteneva ad Apollo 13 (sì, quella di “Houston, abbiamo un problema”) che, inseritosi in una traiettoria simile a quella di Artemis II a causa delle condizioni di emergenza, aveva mantenuto un’altitudine leggermente superiore alle altre missioni Apollo, raggiungendo la bellezza di 400.171 chilometri da casa. Ebbene, Artemis II è andata oltre, arrivando a 406.771 chilometri.

Lo scopo della missione era sostanzialmente preparare le missioni successive del programma: la NASA punta a posare delle persone sulla superficie lunare entro il 2028 (che è l’ultimo anno del mandato presidenziale di Donald Trump: non è una coincidenza), quindi bisogna prima essere sicuri di poter raggiungere la Luna e di riuscire a operare tutti i veicoli coinvolti (quello sarà lo scopo di Artemis III, prevista per l’anno prossimo) prima di tentare l’allunaggio; nel corso della missione, infatti, sono state anche effettuate delle prove di manovra che saranno utili per le missioni future; particolarmente degna di nota è quella effettuata il primo giorno di missione, poco dopo il lancio, in cui l’equipaggio ha manovrato la capsula in prossimità dell’ultimo stadio del lanciatore da cui si era appena separata, provando in questo modo le procedure che saranno richieste per attraccare con il lander che porterà gli astronauti sulla superficie lunare. Inoltre, questa missione ha permesso di studiare meglio la superficie lunare: se negli anni sono state inviate molte sonde automatiche, l’occhio umano possiede una risoluzione e una capacità di cogliere dettagli che una fotocamera non riesce a eguagliare.

Il sorvolo della Luna è avvenuto il 7 aprile, regalandoci immagini mozzafiato come quella che abbiamo messo all’inizio di questo articolo. La traiettoria seguita dalla missione è un po’ diversa rispetto a quelle delle missioni Apollo: se all’epoca si puntava a inserirsi in orbita lunare, stavolta si effettua un semplice sorvolo ravvicinato, facendo in modo che la modifica della traiettoria necessaria per tornare indietro sia effettuata semplicemente dalla gravità lunare. Questo elimina la necessità di effettuare manovre in orbita lunare, cosa che espone sempre al rischio, per quanto remoto, di un guasto ai motori che bloccherebbe l’equipaggio sulla Luna. Per questo motivo si parla di “traiettoria di ritorno libero”: anche se non si tocca niente, si torna a casa. È lo stesso tipo di traiettoria su cui, come abbiamo accennato prima, si era inserita anche Apollo 13, solo che quella volta lo si era fatto a causa di un’emergenza, mentre in Artemis II era la traiettoria prevista dal profilo missione originale.

L’equipaggio è infine rientrato sulla Terra nove giorni dopo il lancio, ammarando al largo della costa californiana. Ma se Artemis II è ora terminata, è invece cominciata un’era in cui l’umanità ha deciso di spingersi oltre i confini del suo pianeta: in questo decennio la Luna, poi Marte, e poi ancora oltre, fino a diventare, finalmente, una specie che possa davvero dire di aver toccato le stelle.

 
 
 

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